Il calabrone – The Bumblebee

Roteando tra le mani
l’incomprimibile nocciolo di tenebra
ascolto questo tinnito
che mi perseguita
come quando rovistando tra i cassetti
cerchiamo un carillon inceppato
che non smette di suonare

Da dove arriva questa smania
di smorzare le litanie
con un sibilo più velenoso?
Sembra di nuotare
in un mare di latte
dove anche immergendosi
alla ricerca di crostacei trasparenti
tutto è offuscato, impenetrabile

Questa chimera
del mutuo riconoscimento
non passa che dalla rabbia
dall’agitare la voce
come il tirso di una baccante
dall’evocare le Erinni
in ogni sussurro

Rimangono più impressi
gli atti recitati
fuori di personaggio
le profanità incise
sulla facciata di una chiesa

Non bisogna, non bisogna, non bisogna
tradire il segreto
delle nostre piccole ribellioni quotidiane

Ho lanciato una pietra
per frantumare la mia finestra
mi hanno lasciato
semplicemente
dormire al freddo
e come effetto collaterale
ho imparato ad accendere il fuoco
e propagarlo
ai tetti delle case
dei miei maestri, che dormono

La mia intera educazione
è un’ustione inguaribile
che governo come
un maldestro Nerone

Da notti immemori attendo
i miei maestri uscire
urlando che la casa è in fiamme
ma essi dormono, dormono
chissà cosa sognano
dietro quelle palpebre di buio compatto
e un lieve ronzio di fondo
come se un accattone cercasse
di sottrarli al dormiveglia

Così è la mia rabbia,
un innocuo battere d’ali
che si abbatte con uno schiaffo
noncurante dello sforzo del calabrone
che si alza in volo
sfidando la gravità del proprio peso
e la ridicola peluria
tra cui protegge il polline prezioso
non avendo a sua difesa
che un povero pungiglione.


 

Juggling between my hands
the incompressible kernel of darkness
I listen to this tinnitus
that haunts me
like when going through the drawers
we look for a jammed music box
that does not stop playing
Where does this eagerness
to dampen the litanies
with a more poisonous hissing
come from?
It’s like swimming
in a sea of milk
where even by diving
in search of transparent crustaceans
everything is blurry, impenetrable

This chimera
of mutual recognition
it only passes through anger
through agitating the voice
like the thyrsus of a bacchante
through evoking the Furies
in every whisper

They remain more impressed,
those acts that are played
out of character
those profanities engraved
on the facade of a church

One shouldn’t, shouldn’t, shouldn’t
betray the secret
of our little daily rebellions

I threw a stone
to shatter my window
they simply
left me
sleeping in the cold
and as a side effect
I learned how to light a fire
and propagate it
to the roofs of the houses
of my masters, who are asleep

My entire education
is an incurable burn
that I govern as
an unfit Nero

Ever since time immemorial I have waited
for my masters come out
screaming that their house is on fire
but they sleep, they sleep
who knows what they dream of
behind those eyelids of compact darkness
and a slight buzz in the background
like a beggar trying
to take them out of drowsiness

Just like that is my anger,
a harmless beating of wings
which gets defeated with a slap,
not heedful of the bumblebee’s effort
who soares to fly
defying the gravity of its own weight
and the ridiculous hair
among which it protects the precious pollen
not having in its defense anything
else than a poor stinger.

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