Il viaggio degli elefanti – The Elephants’ Journey

Si ritiene
vi sia un decoro superiore 
nella sopportazione quotidiana 
una dignità contrita
dipinta su un volto di sacrificante
che immola se stesso
a un calvario ricorrente

Guardate!
Oggi per otto ore
ho brillato per abnegazione
ho addomesticato l’impulso irresistibile
di soffocare queste larve
orbe di talento

Ne ho invece tratto profitto
ho dissimulato il disprezzo
per ingannarli meglio
per sfruttarli meglio
Che bocca grande che hai!
per divorarli meglio

Non offrirei loro riparo
se li inghiottisse un uragano
se li inseguisse una muta rabida
se uno squilibrato li accoltellasse alla schiena

Eppure da queste relazioni
ci lasciamo definire
tacciamo tutti i rapporti
che non generano profitto

A chi importa
che io non abbia fede
ma possa piangere per i canti di Natale
e desideri prendermi cura
di tutto ciò che la natura ha offeso

No, devo camminare, camminare
non intralciare il percorso
di chi marcia con prudenza e determinazione
in attesa di un lasciapassare
che garantisca l’accesso
per dove?
Che importa?

Si sbarazzano di me
Ma perché state in fila
anziché sfondare i portoni
che celano ciò che desiderate?

Vuoi bruciare le tappe?
Vuoi fare terra bruciata?
Vuoi bruciarti?

Rimettiti in fila
non ci rovinerai la sorpresa
tu arriverai troppo tardi
sei troppo bassa
sei troppo pesante
incespichi nel ritmo
ci rallenterai, ci rallenterai!

Mi lascio risucchiare
dalla mandria di elefanti terrorizzati
che caricano, caricano
credendo di esodare dalla giungla
e si arrestano sull’orlo del precipizio
accorgendosi di aver sbagliato strada
e aver smarrito i loro compagni

Qui non c’è nessuna porta
torniamo indietro

No!
Si va a fondo
i nostri passi falsi si interrompono qui,
con noi

Questo viaggio
è stato esasperante
non abbiamo programmato
soste per rinfrancarci
il nostro sguardo era fisso
sulle spalle di chi ci bloccava la vista

Chi ci ha guidato fin qui?
Chi ha aperto questa carovana interminabile?

Le ortiche non ci hanno
pizzicato le caviglie
la pioggia non ha rimpolpato
i petali dei fiori carnosi
le farfalle hanno volato
sopra le nostre fronti
le abbiamo salutate
strozzando i singhiozzi
comportandoci alla stregua di ciechi
incolpando Dio di averci puniti ingiustamente
perché quel frullare di colori
non era per noi

Noi, noi non potevamo perderci di vista
se levare gli occhi al cielo
significava inciampare

Perché nutriamo la certezza
che la gioia sia puntualmente
destinata a qualcun altro?
Siamo stati a digiuno tanto a lungo
da aver scordato l’ultimo pasto
che abbiamo condiviso

Non volevamo distrazioni, né imprevisti
che ci allontanassero dalle promesse
di realizzazione
e di pace

Spargetevi, sedetevi
vi supplico
rompete le righe
sarò con voi


Anche io porto i lividi
dei passi che mi hanno calpestato
non ci siamo mai guardati
dalla stessa altezza
i miei occhi incontravano le narici
delle vostre proboscidi
sì, proboscidi,
perché siete pachidermi impazziti
e il vostro naso è una proboscide
in questo mondo fallocentrico
sapete solo fiutare la competizione
dei vostri simili
e il pericolo
dei bracconieri che vi vogliono morti

Non c’è nessuna porta
se non quella della fede
che è l’oppio dei popoli
ogni nostra miracolosa rivoluzione
è un soffio nella galassia
che sposta un minuscolo granello di sabbia

Se i pianeti si sfilassero
dalla propria orbita
verremmo fossilizzati in un istante
nelle nostre orride smorfie

Preferisco avere
il mio braccio troncato
nell’atto di fare una carezza
che frantumando un vetro
a mani nude
solo per vedermi sanguinare

Ai numi non importa
che io mi strugga in contemplazione
è mia responsabilità
ricordarmi che sono vulnerabile
che provo tenerezza
per l’uomo deriso
per i cigni addormentati lungo il canale
per i mari che inaridiscono al sole

Non dobbiamo aspettare
pazientemente il nostro turno
per stringerci in uno spazio misero
e passare attraverso una porta

Non esiste nessuna porta
esiste la molteplicità
dei suoni
delle immagini
dei profumi che ci attraversano
come se fossimo nuvole
spalancate sui fazzoletti di terra
fieramente libere da radici
eppure sicure
della propria appartenenza.



It is believed
that there is a superior decorum
in daily endurance
a contrite dignity
painted on the face of a sacrificing priest
that offers themselves
to a recurring ordeal

Look at me!
Today for eight hours
I stood out for self-denial
I tamed the irresistible impetus
to suffocate this larvae
devoid of talent

Instead, I took advantage of them
I concealed the contempt
the better to deceive them with
the better to exploit them with
How big is your mouth!
the better to devour them with

I would not offer them shelter
if a hurricane were to swallow them up
if a pack of rabic dogs were to chase them
if a lunatic were to stab them in their back

Yet we allow
these relationships to define us
we omit all the rapports
that don’t generate any profit

Who cares
that I have no faith
and nevertheless I cry for Christmas carols
and I have a desire to take care
of everything that Nature has offended

No, I have to walk, walk
and not obstruct the path
of those who march with prudence and determination
waiting for a pass
that grants the access
to where?
What does it matter?

They get rid of me
Why do you wait in line
instead of tearing down the doors
that hide what you wish for?

Do you want to rush in?
Do you want to alienate yourself?
Do you want to get burned?

Get back in line
you will not spoil us the surprise
you will be too late
you are too short
you are too heavy
you stumble in the rhythm
you will slow us down, you will slow us down!

I let myself be swallowed
by the herd of terrified elephants
who run, run
believing in their exodus from the jungle
and stop on the edge of the precipice
realizing they have taken a wrong turn
and lost their comrades

There is no door here
let’s go back

No!
We will go down
our false steps stop here,
with us

This journey
has been exhausting
we haven’t planned pit stops
to refresh us
our gaze was fixed on
the shoulders of those who were blocking our view

Who led us here?
Who opened this endless caravan?

Nettles did not
pinch our ankles
the rain did not plump up
the petals of the fleshy flowers
butterflies flew
above our foreheads
we gave them the farewell
choking our sobs
behaving like blind people
blaming God for unfairly punishing us
because that whirl of colors
was not meant for us

We could not lose sight of each other
if lifting our eyes up
meant to stumble over

Why do we foster the certainty
that joy is punctually
intended for someone else?
We have been fasting for so long
that we forgot the last meal
that we shared

We did not want distractions nor accidents
to keep us away from the promises
of accomplishment
and peace

Scatter around, sit down
I beg you 
fall out
I will be with you

I wear the bruises, too,
of the steps that have trampled on me
we never looked at each other
from the same height
my eyes used to meet the nostrils 
of your proboscises
yes, proboscises,
because you are insane pachyderms
and your nose is a proboscis
in this phallocentric world
you can only smell the competition
of your peers
and the danger
of the poachers who want you dead

There is no door
if not the one of faith
which is the opium of the peoples
each of our miraculous revolutions
is a breath in the galaxy
that moves nothing but a tiny speck of sand

If the planets were to slip off
from their orbits
we would be fossilized in an instant
in our horrible grimaces

I’d rather have
my arm truncated
in the act of giving a caress
than by shattering a glass
bare-handed
just to see myself bleeding

Gods don’t care
that I pine in contemplation
it is my responsibility
to remind myself that I am vulnerable
that I feel tenderness
for the mocked man
for the swans sleeping along the canal
for the seas drying up in the sun

We don’t have to
patiently wait for our turn
to shrink ourselves in a meager space
and pass through a door

There is no door
there is the multiplicity
of sounds
of images
of scents that pass through us
as if we were clouds
open wide on tiny plots of land
proudly free from roots
yet secure
of our belonging.

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