Testa clausa

Non perdonerò più
Voi che mi avete ferito
Massacrato
Scheggiato come il guscio di un uovo,
Tenuto con il capo
Sotto l’acqua bollente
Sinché non si formi una conchiglia,
Opaca a sufficienza da nasconderlo
Fragile quel che basta
Per frantumarlo

Dal dolore non mi è nata
Alcuna madreperla
Sono rimasti solamente spifferi
Da cui entra una pioggia battente
E ora le tegole sono marce
Non ho modo di ripararle

Mi avete costretto ad abitare
Come un gerride pattinatore
Sullo specchio di una pozzanghera
All’interno di un vaso bucato

Mi avete instillato la convinzione
Che se rischio di affogare
È perché non scalpito abbastanza

Con quale maestria
Avete orchestrato l’illusione
Incapsulando nella stessa palla di vetro
I miei fratelli
I miei compagni
Gli amici e gli amori che scelgo
Somiglianze e differenze
Studiate a tavolino
Per rassicurarmi che ogni sopruso è normale
E una volontà diversa
È sintomo di follia

Dovrei accontentarmi
Delle briciole di pane
Che paiono slavine, da quaggiù
Ogni volta che mi rimpicciolite

Dovrei dissetarmi
Delle ultime gocce di fango
E non chiedermi mai
Che sapore abbia l’acqua

Il vostro errore di calcolo
è l’aver dimenticato
Che anche il più reietto dei prigionieri
Vede attraverso le sbarre
Svolgersi la vita
Che gli avete negato
Promettendogli di tenerlo al sicuro
Su un piedistallo di alabastro

La più piccola creatura di Dio
Vede, se non ha orecchie
Ode, se non può parlare
Tocca, se non può addentare
Odora rose neroli crisantemi
E li distingue dal letame
E se essa stessa è letame
Sa che non è la preghiera
O il docile silenzio
A trasformarla in un giardino
Ma l’inguaribile tendersi verso il sole
La siccità, che spaura per l’assenza d’acqua
L’uomo chino a osservare
E accettare la natura
Di ciò che gli promette
Mani colme di papaveri.


 

I’ll never forgive again
You who have wounded me
Massacred
Splintered like the shell of an egg,
With its head held
Under boiling water
Until a skin is formed,
Opaque enough to hide it
Fragile enough
To crush it

No mother-of-pearl
Is born out of my sorrow
All that was left were drafts
From which comes a pouring rain
And now the tiles are rotten
I have no way to repair them

You forced me to live
Like a water skeeter
On the mirror of a puddle
Inside a holed vase

You instilled in me the conviction
That if I risk drowning
It’s because I don’t paw the ground enough

With what prowess
You orchestrated the illusion
Encapsulating in the same snow globe
My brothers
My companions
The friends and loves I choose
Similarities and differences
A game that you fixed
To reassure me that any abuse is normal
And a different will
Is a symptom of madness

I should just settle
For breadcrumbs
That look like avalanches, from down here
Every time you make me smaller.

I should quench my thirst
With the last drops of mud
And never wonder
What water tastes like

Your miscalculation
is that you have forgotten
That even the most outcast of the prisoners
Can see through the bars,
Unfolding, the life
That you denied them
Promising to keep them safe
On an alabaster pedestal

God’s smallest creature
Sees, if it has no ears
Hears, if it cannot speak
Touches, if it cannot bite
Smells roses neroli chrysanthemums
And it distinguishes them from the manure
And if it is manure itself
It knows it’s not prayers
Or the docile silence
To turn it into a garden
But the incurable stretching out to the sun
Drought, which scares for the absence of water
The man bending down to observe
And to accept the nature
Of what promises him
Hands full of poppies.

 

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